Macchia nera I

Chi davanti ad un quadro di Kandinky non viene travolto da un rapimento dei sensi? I quadri di Kandinky non sono fatti per essere solo guardati ma vanno ascoltati: emettono suoni, hanno ritmo, riproducono melodie e soprattutto penetrano la nostra pelle toccando le corde del sentimento. I quadri di Kandinsky hanno quindi un’anima che riusciamo a percepire e con cui entriamo in comunicazione grazie alla risonanza interiore di forme e colori sull’animo umano.

Per Kandinky “l’arte è un linguaggio grazie al quale si parla dell’anima in una forma che è accessibile e propria soltanto a questo linguaggio stesso su cose che sono per l’anima il pane sostanziale e che quest’anima può ricevere soltanto in tale forma”

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In questa Macchia nera I (1912) una delle opere più celebri, la figura già è scomparsa anche se in realtà qui non c’è ancora rottura col passato: la macchia nera allude ai tamburi sacri usati dagli sciamani russi per richiamare gli spiriti, un universo mistico e spirituale che Kandinsky ha fatto proprio durante il viaggio in Siberia e che segnerà sempre la sua produzione. Ecco quindi che  dietro ad ogni sua tela si nasconde un ricchissimo passato, personale e culturale: un mondo che raggiunge l’armonia attraverso il frastuono dove:

“Battute inattese di tamburo, aspirazioni apparentemente prive di meta, stimoli e nostalgie dilaniate, catene e pastoie spezzate, che portano il molteplice all’unità”.

La visita alla mostra Kandinsky a Pisa: dalla Russia all’Europa è prevista per il 2-3 Febbraio

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